Nei primi tre secoli, la Chiesa celebrava l'Ascensione del
Signore insieme con la solennità della Pentecoste. Nel
giorno della Pentecoste, nel pomeriggio, i fedeli si
recavano al Monte degli Ulivi dove, nella chiesa che
ricordava l'Ascensione del Signore, ascoltavano brani della
Sacra Scrittura relativi all'Ascensione, e si cantavano le
antifone e gl'inni. Nella seconda metà del IV secolo
l'Ascensione del Signore costituisce già una festa a parte e
viene celebrata quaranta giorni dopo la Risurrezione.
Con questa festa si
ricorda la conclusione della permanenza visibile di Dio fra
gli uomini che ha portato alla diffusione del cristianesimo
nel mondo.
Una manifestazione di
congedo necessaria: questo è stata l’Ascensione di Gesù, il
ritorno al Padre che ha completato la Redenzione. “Se non
vado non verrà a voi il Consolatore, se invece vado ve lo
manderò”, ha detto Gesù agli Aspostoli, secondo quanto
riferisce Giovanni.
“In questa festa la Comunità cristiana è invitata a volgere
lo sguardo a Colui che, quaranta giorni dopo la sua
risurrezione, fra lo stupore degli Apostoli ‘fu elevato in
alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro
sguardo’. Salendo al Cielo, Egli ha riaperto la via verso la
nostra patria definitiva, che è il paradiso. Ora, con la
potenza del suo Spirito, ci sostiene nel quotidiano
pellegrinaggio sulla terra” “Dopo quaranta giorni da quando
si era mostrato agli Apostoli sotto i tratti di un’umanità
ordinaria, che velavano la sua gloria di Risorto – spiega il
Catechismo della Chiesa Cattolica - Cristo sale al cielo e
siede alla destra del Padre. Egli è il Signore, che regna
ormai con la sua umanità nella gloria eterna di Figlio di
Dio e intercede incessantemente in nostro favore presso il
Padre. Ci manda il suo Spirito e ci dà la speranza di
raggiungerlo un giorno, avendoci preparato un posto”
“Salendo verso l'’alto’, Egli rivela in modo inequivocabile
la sua divinità: ritorna là da dove è venuto, cioè in Dio,
dopo aver compiuto la sua missione sulla terra. Inoltre
Cristo ascende al Cielo con l'umanità che ha assunto e che
ha risuscitato dai morti: quell'umanità è la nostra,
trasfigurata, divinizzata, divenuta eterna: e rimane uomo in
eterno. L'Ascensione, pertanto, rivela l'’altissima
vocazione’ di ogni persona umana: essa è chiamata alla vita
eterna nel Regno di Dio, Regno di amore, di luce e di pace”.
Mercoledi 16 maggio i giovani della comunità Parrocchiale di
Gerusalemme, guidati da loro parroco Padre Ibrahim Faltas,
insieme a tanti fedeli e a molti pellegrini hanno vegliato
sul monte degli ulivi in occasione della Festa
dell’ascensione. I canti, la gioia dell’attesa hanno fatto
passare in secondo piano il freddo pungente della sera, e
per la prima volta non si era mai vista una pioggia così
incessante. Le tende allestite intorno alla Cappella
dell’ascensione sul Monte degli ulivi, hanno accolto i
numerosi fedeli giunti da ogni parte, poiché quest’anno la
Festa dell’Ascensione coincideva con il calendario Giuliano
e quello Gregoriano, così tutte le confessioni religiose
presenti a Gerusalemme,hanno celebrato le loro funzioni
nelle tende allestite intorno alla Cappella dell’Ascensione,
aspettando in preghiera il mattino.
Giovedì
17 maggio, un sole luminoso ha accolto i fedeli della
Parrocchia di Gerusalemme e alcuni pellegrini di passaggio,
nella chiesa del Pater Noster, sul monte degli ulivi, dove
il Parroco Padre Ibrahim Faltas, ha celebrato la S. Messa
della festività liturgica dell’Ascensione ricordando alla
comunità di vivere questo momento di attesa verso la
Pentecoste con costanza e assiduità alla preghiera.