La sofferenza prolungata rompe equilibri meglio consolidati di
una vita, scuote le più ferme certezze della fiducia e giunge a
volte a far addirittura disperare del senso e del valore della
vita. Vi sono combattimenti che l’uomo non può sostenere da
solo, senza l’aiuto della grazia divina. Quando la parola non sa
più trovare espressioni adeguate, si afferma il bisogno di una
presenza amorevole: cerchiamo allora la vicinanza di non
soltanto coloro che condividono il nostro stesso sangue e che ci
sono legati con vincoli d’amicizia, ma la vicinanza di coloro
che ci sono intimi per il legame della fede. Chi potrebbe
esserci più intimo di Cristo e della sua santa Madre,
l’Immacolata? Più di chiunque altro, essi sono capaci di
comprenderci e di cogliere la durezza del combattimento
ingaggiato contro il male e la sofferenza. Cristo dispensa la
sua salvezza attraverso i sacramenti e, in modo speciale, alle
persone che soffrono di malattie attraverso la grazia
dell’unzione degli infermi.
Alla celebrazione della Santa Messa nella giornata del malato,
erano presenti molti malati, persone disabili, ormai costrette
alla carrozzina, che con grande fede e generosità d’animo hanno
voluto essere presenti per ricevere l’unzione e la benedizione
durante la celebrazione eucaristica. Molti anziani, ma anche
tanti bambini hanno partecipato alla messa; i giovani del gruppo
Raja, hanno elevato la loro preghiera di lode intonando canti
liturgici che hanno emozionato i presenti.
Durante la funzione hanno ricevuto una benedizione particolare
dal parroco Padre Ibrahim Faltas un gruppo di uomini e donne che
hanno dato la loro disponibilità di far parte dell’ordine del
Terziario Francescano.
Durante l’omelia, il parroco attraverso la sua preghiera ha
incoraggiato tutte le persone ad affidare le loro pene e la loro
malattia nelle mani della Vergine Maria.
A tutti i presenti è stato consegnato un piccolo dono come segno
di riconoscenza per la testimonianza di fede anche nella
sofferenza.