MATRIMONIO PALESTINESE


La celebrazione della S. Messa di domenica 9 dicembre 2007, presieduta  dal Vescovo di Montepulciano, Chiusi e Pienza Mons. Rodolfo Cetoloni, amico fedele e sostenitore dei cristiani in Palestina, e dal Parroco Padre Ibrahim Faltas, si è animata per la colorata  presenza di un gruppo di giovani palestinesi, con abiti tradizionali,  hanno voluto revocare le antiche tradizioni della loro terra rappresentando il matrimonio palestinese.

 Nell’antica tradizione ,nei matrimoni, la sposa e le donne della sua famiglia indossavano i thobe, bellissimi abiti tradizionali ricamati a mano secondo l'antica arte del punto a croce palestinese. L'abito della sposa veniva immerso in acqua profumata, le sue mani ed i suoi piedi decorati con henna. Le celebrazioni del matrimonio duravano di norma un'intera settimana, durante la quale tutti, conoscenti, amici, concittadini e parenti, partecipavano alle feste in onore degli sposi. Amici e vicini di casa offrivano in dono sacchi di riso, agnello e caffe', mentre i parenti donavano oro, denaro e pezzi di mobilio alla nuova coppia.

Le canzoni matrimoniali, tradizionalmente, contenevano una nota di tristezza, come quella cantata dalle giovani spose che lasciavano le proprie madri per una nuova casa:
"Mamma mamma, conserva il mio cuscino per quando tornero'
Mamma, mamma, non piangero' baciando i miei fratelli e le mie sorelle
Mamma, mamma, conserva il mio fazzoletto per me
Per quando andro' a salutare tutti i miei amici".

La notte delle nozze, lo sposo e la sposa, a cavallo, facevano un giro augurale per il villaggio, fino a raggiungere la piazza principale, dove i ragazzi cominciavano a ballare il debki. I giovani formavano due file opposte, mentre le ragazze danzavano al centro delle file. Era d'obbligo che la madre e le sorelle dello sposo danzassero il debke.
Infine, veniva preparato uno speciale piatto per gli sposi: agnello ripieno di riso e noci, di solito offerto dalle nonne o, comunque, dai membri anziani della famiglia.

Queste antiche tradizioni sono state revocate dai giovani per esprimere l’amore per la Palestina e per le loro radici, anche attraverso i simboli consegnati all’offertorio:

Il libro, la  parola da seguire nel cammino della vita, e la kefiah simbolo del popolo palestinese, nata negli anni trenta per sostituire gli antichi fez, e simbolo di  un popolo che lotta ormai da anni per la sua indipendenza.

Fiori e anelli, che esprimono la gioia della bellezza della vita e l’unione coniugale

La colomba e l’ulivo dal diluvio universale alla speranza della libertà attesa in Palestina

Croce d’ulivo e ricami palestinesi , sono i segni inequivocabili che rappresentano l’artigianato palestinese, primaria fonte dell’economia locale.

Ed infine un quadro, molto particolare con Gerusalemme e il mondo uniti e abbracciati alla croce.

Al termine della celebrazione arricchita da tanti canti palestinesi, tutti hanno proseguito i festeggiamenti con danze e cortei, e l’allegra giornata animata anche dalla presenza dei clowns si è conclusa con un saluto ed un ringraziamento conclusivo da parte del Parroco Padre Ibrahim Faltas, che ha messo in libertà la colomba che ha spiccato il volo, seguita dallo sguardo felice di tutti i ragazzi che avevano partecipato a questa bella festa del matrimonio palestinese.